Appello per Berdini Sindaco

Mi è stato chiesto di pubblicare un mio appello per Berdini Sindaco, e non mi è stato offerto di aderire a quello già pubblicato su Il Manifesto.
Anche se mi sfugge la logica, provo a proporvi alcune mie riflessioni.
Alle scorse elezioni amministrative romane, per la prima (e spero ultima) volta in vita mia, ho rifiutato di esprimere il mio voto. La sinistra, dopo aver defenestrato in malo modo Marino, sindaco legittimamente eletto e la cui amministrazione non era caduta per un voto negativo del consiglio comunale, si presentava con il volto di un arrogante o, in alternativa, di un morto di sonno. Invotabili. La destra aveva confermato di essere un comitato di affari, retto con la complicità di una consistente parte della sinistra (la famosa foto in trattoria che non ha prodotto il ribrezzo che meritava); mafia capitale ha ingabbiato anche boiardi storici della sinistra. I 5 stelle protestavano ma non proponevano.
Ha prevalso il disgusto e, come temevo e prevedevo, per cinque anni Roma non ha avuto né un governo né una opposizione. Non solo in consiglio comunale, ma anche nei municipi, dove quelli riconquistati dal centrosinistra si son ben guardati dal fare rete e ognuno è andato per sé, a far cosa non è dato di sapere.
Ora Berdini ha dichiarato apertamente che non farà apparentamenti. Credo sia giusto, perché i presentabili fra i candidati sembra concorrano al posto di amministratore delegato piuttosto che di Sindaco. Avere i conti in ordine e applicare correttamente i procedimenti è indispensabile, ma Roma ha bisogno di chi sappia immaginare un futuro e cercare coerentemente di realizzarlo. Servirebbe un personaggio come Nathan, La Pira, Dozza, Petroselli.
Berdini è un visionario? Sinceramente non lo so e non sono in grado di valutarlo sul piano personale, anche se ci conosciamo da tempo e in un non recente passato abbiamo anche lavorato insieme, lui come consulente io come segretario di Salvatore Bonadonna, assessore all’urbanistica e casa della regione Lazio.
L’appello pubblicato su Il Manifesto dice cose condivisibili, in un elenco (inevitabilmente incompleto) di cose che non vanno e che risultano inaccettabili. Ma a me non basta la denuncia delle cose che non vanno a Roma, io voglio sapere in che Roma vivranno fra cinque anni i miei figli e i miei nipoti, e come si pensa di poterla realizzare.
Non ho fiducia negli amministratori delegati, ma neanche di chi chiede di fidarsi che ci pensa lui. Non credo ai poteri taumaturgici dell’uomo (o donna) soli al comando. Voglio un Sindaco con la testa pensante e la volontà e la capacità di liberare e attivare tutte le energie pur presenti, che possano concorrere ad un futuro comune.
Forse Berdini, da qui a settembre, si può attivare per mandare un segnale forte in tal senso. Gli altri non credo proprio. In tal senso faccio un mio appello per Berdini Sindaco.
(il disegno è di mia nipote)

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