Detti e contraddetti del chierico Roberto Cingolani

di Vittorio Sartogo –

Il chierico Cingolani, incidentalmente ministro per la Transizione ecologica nel Governo detto dei migliori, ha pronunciato di recente un forte anatema contro gli ambientalisti ritenendoli parte del problema climatico gravissimo con cui l’umanità è chiamata a fare i conti. Addirittura, nella foga della predica contro tali reprobi, è giunto a considerarli una calamità peggiore della stessa catastrofe climatica “verso la quale andiamo sparati, se non facciamo qualcosa di sensato”. Tutto ciò pronunciato dalla augusta cattedra della scuola di formazione (de che?) diretta dal noto retore Renzi, già premier. Già, appunto!

Inaspettatamente, ma è questa indubbiamente la grandezza dei predicatori di vaglia, quel qualcosa di sensato è identificato nell’atteggiamento laico che gli ambientalisti non possiedono ma che proprio lui stesso ha, non ostante sia un fervido credente nelle virtù taumaturgiche delle tecnologie. Formidabile capovolgimento di scenario: il religioso presenta sé stesso come laico e i laici come fondamentalisti! Questa mossa gli consente di lanciare una profezia – ultimo dei profeti biblici – sul prossimo avvento del nucleare di quarta generazione che sarà a basso costo e senza scorie radioattive. Una buonissima notizia per un Paese che da tempo immemorabile non è riuscito ancora a trovare un decente e sicuro deposito delle scorie. Ma, di più, la pregnante divinazione è tale che il Cingolani può ben soprassedere su dettagli imbarazzanti per le condizioni da lui stesso poste: dove sono infatti i numeri di questa quarta generazione? Mistero per ora; ma siamo certi che verranno, che la profezia diventerà realtà e in quel momento fatidico tanto aspettato decideremo, sussurra decisamente. Qui di nuovo, è misterioso a chi quel verbo si riferisca, a meno di non pensare che l’attuale ministro da incidentale diventi permanente. Sarebbe nell’interesse dei nostri figli, anzi non propriamente di loro ma del loro futuro, continuare ad avere un ministro così deideologizzante. Con buona pace per noi che viviamo nel presente andando sparati verso la catastrofe. E una volta sparati ci sarà poi un futuro per i nostri figli? Soprassediamo con dubbi che non possono neppure sfiorare la luminosità dello scienziato credente.

Tralasciando altre minori profezie, avvertimenti, divieti veniamo all’altro momento principale della notevolissima omelia, quando il nostro ha sostenuto che la transizione ecologica debba essere essa stessa sostenibile, curiosamente argomentando che di inquinamenti non si muore (sic!) ma di fame sì( ah, questo almeno lo sa). A riprova, al solito non adduce numeri che lo contraddirebbero, ma propone il seguente ragionamento per assurdo: se domani (si badi bene domani) si chiudessero le fabbriche di auto ci sarebbero migliaia di famiglie ridotte al lastrico. In questo modo strabiliante, sia attribuendo la sostenibilità non al modo di produrre ma alla transizione (sicuramente per renderla compatibile con gli attuali assetti, per dosarla sui programmi delle imprese che, come si sa, sono vogliosissime di trasformarsi in armonia con l’ambiente e la natura)  sia in parallelo  sostenendo immediati cambiamenti,  con duplici discorsi nega in radice il suo stesso esserci, spogliandosi delle vesti strette del ministero per assurgere a protettore dell’industria automobilistica.

Un vero e proprio guazzabuglio di idee (nel loro genere) che testimonia come il nostro non sappia che fare, e lo dice anche: ancora non è chiaro come l’Italia intende intervenire per evitare la “catastrofe climatica”. Affermazione disarmante, che testimonia una totale mancanza di immaginazione oltre a una certa rozzezza del discorso. Seppure forse non essenziali in quel tipo di scuola di formazione.

È proprio così o c’è dell’altro? Vuoi vedere che tutto ciò non è affatto casuale, ovvero anche in questo modo si instilla l’opinione che la transizione ecologica, nel senso dell’orribile decarbonizzazione, non potrà mantenere l’attuale livello di vita, di produzione e di consumo di merci, produrrà anzi il bagno di sangue già pronosticato tempo fa. Ma allora il nucleare di una qualche futura generazione (come per l’inquinamento da benzina basta proseguire nella numerazione per essere fuori pericolo, cioè sotto soglia) potrà consentire quella transizione che nulla muta nel dominio sui molti e sulla natura.

V.S. 3.09.21

 

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