Draghi: governo di tecnici o congrega di maldestri stregoni?

di Vittorio Sartogo – Ci perdonerà Giovanni Mazzetti di aver preso in prestito il titolo da un suo libro (Contro i sacrifici. 2012) non per mostrare sarcasmo verso il teatro che si svolge a Palazzo Chigi ma, piuttosto, l’angoscia per le sorti del Paese e della nostra città di fronte alle rappresentazioni che vi si svolgono. Dalla stupefacente transizione ecologica fondata sulle trivelle marine in attesa del  rientro del nucleare (con la maschera della IV generazione) e nell’immediato plasmata sulla buona volontà degli inquinatori e sulle speculazioni di borsa sui certificati di emissione CO2, alla tassazione elettrica in aumento per proteggere sussidi di ogni tipo, all’obbedienza immediata al desiderio dei padroni di avere mano libera sui licenziamenti in attesa del secondo tempo della riforma (??) degli ammortizzatori sociali, all’affidamento inquietante a un militare della gestione della campagna vaccinale, al caos dei trasporti locali pubblici di cui si annuncia un piano di rilancio fondato sulla libera concorrenza, alla regolazione (??) del fenomeno della delocalizzazione industriale, al borbottio sulla mancanza di gentilezza nei licenziamenti via WhatsApp, al rifinanziamento dei lager libici, all’ invito a tenere in conto gli affari quando si tratta con dittatori, in continuità con   il realismo tremontiano, alle incoerenze discriminanti del green pass, alle iniziative e alle nomine del ministro della cultura (sic!), all’inesistenza di quello preposto al caos della scuola e … così via elencando la partitura è quella vecchia già fischiata dalla pandemia.  Lo sbigottimento è che tale Carro di Tespi sembra ci sia invidiato dall’Europa che, stanca del gelido Nord guarda con sospiri al Sud per risolvere problemini come la gestione dei flussi migratori che superano i muri e i mari della fortezza, o la crisi geopolitica mediterranea o quella ancor più seria tra Occidente e Oriente. Magari concentrando soldi e investimenti nella creazione di un esercito europeo con cui aggravare tutta la situazione.

Tutto tornerà come prima è l’intendimento chiaro, dunque peggio di prima con buona pace della resilienza che riacquista così il suo significato originario di stabilità o capacità di recupero rapido inversamente correlata alla stabilità di resistenza stazionaria (Eugen P. Odum, Basi di ecologia trad.it.1981). Quanto alla rapidità del recupero staremo a vedere. Intanto qui a Roma – in aggiunta a questo programmino che ci viene dal teatro centrale – siamo soffocati dai debiti prodotti dalle antiche gestioni e dalle più recenti, in modo equilibrato da destra o dal centro sinistra, con quanta premura sul futuro dei nostri nipoti che si troveranno addosso il malloppo da restituire è da immaginare dopo le prediche che ogni giorno pronunciano affinché non pensassimo a noi ma appunto a loro Non è un caso che i quattro magnifici contendenti al governo della città non abbiano alcuna idea non sulla città (sarebbe veramente troppo immaginare che ne possano avere una), ma almeno sulle risorse finanziarie su cui contare. Non ostante due siano stati ministri economici, una sindaca e il quarto tonitruante speaker!

Si lanciano, invece, in proposte improbabilmente contenute in centinaia di pagine, in una pluralità di liste, in fuga da confronti non opportunamente selezionati, mancando di proposito di immedesimarsi negli stati d’animo e nelle storie degli abitanti per prendere la strada superficiale del cosiddetto ascolto o, come in alcuni casi, addirittura per cambiare strada in modo da non esserci.

A sinistra, ahimè, domina l’insipienza dettata dalla autorappresentazione di carte di identità ormai piuttosto logorate rivendicando l’autonomia quasi da sé stessi. Eppure esiste a sinistra un popolo generoso con sentimenti belli e pensieri critici e luminosi in grado, se unito, di agire per alternative a questo stato di cose, affrontando un sentiero impervio ma non impossibile.

Tuttavia, un seme è già presente oggi con la coalizione Roma Ti Riguarda raccoltasi intorno a Paolo Berdini. Una persona, uno studioso, un militante, un compagno che conosce a fondo la città ed è espressivo di tante lotte, proposte, sofferenze emerse negli anni scorsi. Un piccolo seme che può germogliare con vigore con l’affermazione elettorale per poi proseguire in una costante azione unitaria. Un piccolo decisivo seme, di cui avere cura. E questo è proprio il momento di averla!

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