Gli aquiloni di Romain Gary voleranno ancora?

Lo leggi e pensi che sia impossibile che poco dopo Romain Gary, o Roman Kacew come si chiamava nella sua origine lituana, abbia potuto scegliere di suicidarsi.

Lo leggi e senti che ti fa bene farlo in questi tempi nuovamente di guerra ma senza più neanche le speranze di un Mondo migliore ed anzi ormai angosciato dalle piaghe che si moltiplicano.

Di Romain Gary ho già scritto su transform! per parlare di uno dei suoi primi libri, Educazione europea, scritto dopo la vittoria sul nazifascismo. In quel testo ripercorrevo i tratti salienti della sua vita e per questo lo ripropongo qui. Traspariva una profondità della consapevolezza umana che non viveva fuori ma dentro la Storia. La Storia dell’Europa, quella vera e non l’Europa reale come è ridotta oggi.

Avevo grande curiosità di leggere anche questo suo ultimo romanzo uscito nel 1980 anno in cui l’autore si suicida (in Italia addirittura nel 2017 da Neri Pozza), Gli aquiloni, che ritorna ai tempi in cui tutto inizia e cioè le guerre mondiali. Dico guerre al plurale perché l’antefatto è la Prima grande guerra, nazionalistica e di trincea. Che ha lasciato il giovane Ludo Fleury, il protagonista, orfano di un padre soldato e di una madre che lo ha seguito nella tomba. E ha trasformato lo zio, Ambrose, che lo ha preso in cura in un pacifista convinto. Vivono a Clery, un paesino della Normandia, cosa non casuale perché lì ci sarà lo sbarco. Lo zio è postino e insieme costruttore di straordinari aquiloni in cui raffigura tutto ciò che per lui sono le grandi personalità della Francia facendoli volare insieme ai ragazzini cui gli aquiloni sono destinati. Oltre che ad essere venduti a chi accorre sempre più numeroso e da ogni parte richiamato dalla fama dell’artigiano che vola con i suoi aquiloni. Nel paese c’è anche un’altra eccellenza francese, un ristorante tre stelle, il Clos Joli, il cui proprietario e chef resisterà a suo modo a tutti gli eventi, a partire dall’occupazione nazista, continuando a fare vivere quella cucina straordinaria. Ludo è un quattordicenne con una caratteristica particolare: sa fare conti incredibili ed ha una memoria inesauribile. Lui e lo zio vengono considerati un po’ matti.

È questo orfano che cade follemente innamorato quando gli appare mentre sta riposando in campagna una quindicenne nobile polacca, Lila Bronicka, per lui bellissima. E che sa che tutti si innamorano di lei e che farà qualcosa di grande. Ma non sa cosa e neanche se ci riuscirà.

Questo attimo magico lega per sempre Ludo al suo amore che scompare e riappare negli eventi che si fanno tragici, con l’occupazione prima della Polonia e poi della stessa Francia. Dove ci sono i collaborazionisti ma poi nascono i partigiani e tra loro Ludo.

Che la lotta al nazifascismo sia fondamentale per l’Europa, Romain Gary che la fece da aviatore, lo vive nella pelle. E così i resistenti con gli aquiloni, la cucina. Anche Julie Espinoza, una ex prostituta di origine ebraica mascheratasi da gran dama ungherese in cui si ritrova molto di ciò che sarà Madame Rosa nel libro in realtà precedente Tutta la vita davanti ambientato nella Belleville degli anni ’70 già multietnica.

Ciò non toglie la capacità di vedere i “giochi” dei potenti come quando scrive che gli americani sarebbero ben lieti di cambiare cavallo se i tedeschi (gli ufficiali della Wehrmacht, l’esercito, contro la Gestapo), si liberassero di Hitler per andare a quel punto insieme a loro contro i russi che avevano resistito a Stalingrado.

O come quando nel paese liberato qualche convertito già collaborazionista si avventa contro la giovane, passata per prostituta dei tedeschi e che in realtà aveva provato a liberare il Mondo da Hitler, e le rasa la testa. Ludo reagirà a questa cattiveria dei “buoni” e come si dice l’amore trionfa. Come la vita si riapre alle speranze anche se  alcune delle giovani vite che abbiamo incontrato non ci sono più.

Vita, è ciò che più sembra trionfare nella scrittura, nelle persone, nei luoghi. Aquiloni che si librano nell’aria. Poi Romain Gary decise di lasciarci.

 

Roberto Musacchio

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