Il diritto alla salute gratuito e il sistema politico malato


“Anche nella Chiesa succede a volte che qualche istituzione sanitaria per una non buona gestione non vada bene economicamente. Il primo pensiero che ti viene è venderla. Ma la tua vocazione di Chiesa non è avere dei quattrini, è fare il servizio e il sevizio sempre gratuito: Non dimenticate: salvare le istituzioni gratuite.”
Queste bellissime parole di Papa Francesco sono state interpretate come un altolà alla vendita dell’ospedale Fatebenefratelli dell’isola Tiberina a un Gruppo di aziende sanitarie private. Importanti e uguali a quelle pronunciate nelle lotte degli anni ‘70 per la riforma della salute e la chiusura dei manicomi.
Dovrebbero valere come indirizzo prioritario anche per La Regione e il Comune per cambiare strada: dalla privatizzazione del servizio sanitario alla sua ricostruzione come sistema gratuito universale. 
Invece il servizio sanitario nazionale è stato frantumato in pezzi regionali la cui efficienza è stata minore proprio in quelle Regioni in cui più spinta ne è stata la privatizzazione. Fino all’aberrazione di proporre, in tempo di Covid 19, una possibile alternativa tra curare giovani o vecchi, in realtà discriminando tra chi può essere utile alla produzione e chi viene considerato un peso per la società. Risultato perverso della tendenza ad escludere i poveri, che costano, rispetto a quanti possono pagare.  
E’ stata stravolta la riforma del 1978 ottenuta a seguito di forti lotte operaie e del pensiero critico dell’impostazione centrata sulla medicina curativa in istituzioni sanitarie separate dal territorio (un po’ come residuano tuttora i policlinici universitari in cui la formazione del medico prescinde dalla corretta analisi delle condizioni di vita e di lavoro dell’utente). Era stata una conquista scientifica decisiva aver capito che la salute non dipende solo dalle condizioni psico fisiche della persona ma anche dalle condizioni sociali e ambientali. Passo distruttivo di tali orientamenti è stato di adottare come criteri di buona gestione quelli propri delle aziende di diritto privato. In pratica drasticamente mutilando gli scopi della riforma, per evitare la strada del finanziamento a carico del sistema fiscale progressivo voluto dalla Costituzione Ovvero con un maggiore contributo da parte dei redditi e dei patrimoni via via più elevati. Da qui la continua riduzione dei finanziamenti pubblici e lo smantellamento di tutti servizi territoriali sociosanitari, dirottando di fatto verso la medicina privata una buona parte delle prestazioni. Riportando gli ospedali al centro del sistema, abbandonando le attività di prevenzione e riabilitazione territoriali.
Le parole del Papa ancora una volta ci richiamano a guardare non ai quattrini ma alla urgenza della cura di un sistema politico profondamente malato

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