La Città della Scienza nel parcheggio

di Vittorio Sartogo –

La Commissione Musei dell’Accademia dei Lincei si rammarica che la Città della scienza non   abbia potuto essere collocata nello spazio tra via Giulia e il Lungotevere Sangallo perché Il Comune di Roma decise invece di concedere a una società privata il permesso di costruirvi un maxi parcheggio multilivello.

Chissà se in qualche altra città è mai stato possibile pensare e fare un parcheggio al posto di una città della scienza! Che il Comune di Roma l’abbia fatto è in ogni caso un primato: meriterebbero le sue classi dirigenti una medaglia d’oro oltre, ovviamente, alle orecchie d’asino (chiedendo scusa all’asino per accomunarlo in simile compagnia). Tuttavia il cinismo e la stoltezza non sono le uniche doti dei responsabili di tale “scelta”, tra virgolette perché non è neppure chiaro se ne fossero consapevoli, dovendosi fare spazio all’ignoranza e alla signoria dei luoghi comuni.

Ma chi sono questi responsabili? Intanto la Regione Lazio cui fanno capo le valutazioni di impatto ambientale e la ratifica delle “deroghe” al piano regolatore della città, poi ovviamente il Comune di Roma e il 1° Municipio della città, il primo concedendo la deroga citata, il secondo non ascoltando i suoi residenti ma limitandosi a cercare di nascondere l’estetismo deturpante quella che comunemente viene chiamata la più bella strada di Roma. Infatti il parcheggio interrato in realtà emerge dal terreno rovinando irrimediabilmente l’elegante profilo di via Giulia, disegnata da papa Giulio II e dal Bramante: un rettilineo di 1 km che collega i due Rioni Ponte e Regola.

Ma responsabili dello scempio sono anche il Ministero dei beni culturali che ha rinterrato lo strato archeologico sottostante, il Ministero della pubblica istruzione che ha permesso la soppressione del campetto di pertinenza del Liceo Virgilio e, dulcis in fundo, il Consiglio di stato che ha respinto il ricorso dell’Associazione dei residenti del centro storico infliggendole il risarcimento di 15mila euro.

Ignoranza crassa, grandissima, inaspettata in soggetti e organismi la cui denominazione spingerebbe ad escluderla. Cui si aggiunge una giustizia che diventa assai problematico ritenere che si esprima a nome del popolo italiano se quando quest’ultimo parla, dopo alcuni anni, a cose fatte, gli si dà inevitabilmente torto.

La domanda diventa, a questo punto: c’è qualcosa di ancor più grave dell’ignoranza? Forse sì: la riduzione del governo della città agli interessi privati siano essi quelli dei costruttori o della motorizzazione individuale. Una classe che vorrebbe essere dirigente che non riesce a pensare (non è cosa loro questa) ma neppure a imitare esperienze di altre città. Vivaddio tutti noi quando non sapevamo qualcosa copiavamo! Loro no, non riescono neanche a copiare.

Resta purtroppo la desolazione e la tristezza per un ulteriore delitto contro il centro storico ritenuto il più bello del mondo. Sarà sempre così? Speriamo di no anche se il PD (era al governo di Regione, Comune e Municipio all’epoca dei fatti) spera di poter di nuovo – ahinoi – guidare la città.

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