Quel difficile soufflé, colloquiando con Andrea Amato

Andrea Amato, con un interessante e godibile articolo (ripubblicato qui), ci indica come dovrebbe costituirsi il nuovo partito della Sinistra. Sembra dedicare il suo articolo a Luciana Castellina1 e a chi la pensa come lei.

La ricetta è semplice a scriversi: si prendono i pezzetti di sinistra esistenti (UP, SI, Verdi), li si scioglie in un nuovo Soggetto, vi si aggiunge il sale della società civile (ong, associazioni, movimenti, ecc.) e poi lo Chef, cioè la politica farà il resto; e lo farà secondo i tempi che lo sviluppo socioeconomico culturale e politico imporrà. Chiarisce, che lo scioglimento dei pezzetti di sinistra esistenti, fa sì perdere la “loro identità specifica”, ma “non la loro natura, né il loro sapore e la loro storia, che si trasfondono nella composizione finale”.

Amato solleva un problema non secondario, che può porsi in questi termini: può un nuovo Soggetto unitario della sinistra convivere con l’esistenza identitaria dei diversi pezzetti della sinistra? Amato risponde, sembra di capire, negativamente. E propone un salto qualitativo enorme: i pezzetti di sinistra esistenti, per quanto piccoli e ininfluenti socialmente, politicamente, culturalmente, per non parlare della debolezza finanziaria e comunicativa, dovrebbero estinguersi nel nuovo Soggetto che verrà. Fatto il nuovo Soggetto non ci saranno più Up, SI, Verdi ed altri.

Gramsci scriveva che “il vecchio muore ma il nuovo non può nascere”, Amato, ritiene che il vecchio debba morire, affinché il nuovo possa nascere.

Una ricetta troppo semplice

Anche chi scrive ritiene che la coesistenza del nuovo Soggetto della sinistra con i vecchi “pezzetti di sinistra” crea dei problemi. Sono problemi di non poco conto: programmi politici, strutture organizzative, gruppi dirigenti, lo spirito di appartenenza dei militanti, simboli, le biografie dei leader, nonché la proprietà di beni immobili che alcuni partiti hanno ed altri no. Questi problemi rappresentano dei veri e propri vincoli oggettivi, che vanno al di là della capacità politica dei diversi gruppi dirigenti. Semmai, l’errore sta nel non prendere sul serio tali vincoli, e comportarsi come se non esistessero. Per fare un esempio banale: i beni immobili di Rifondazione, acquisiti negli anni con i sacrifici dei militanti che fine faranno se Rifondazione si scioglie?

La soluzione di Amato, sebbene risponda all’esigenza di fare un salto di qualità, è da un lato pericolosa, e dall’altro, sbrigativa in ordine all’indicazione dello Chef, perché il rinvio alla Politica, è purtroppo cosa vuota.

I pericoli

Nell’attuale fase storica, iniziatasi nel lontano ’78 e via via venuta esacerbandosi fino ai giorni nostri con il sigillo impresso dal nuovo Governo Meloni, lo scioglimento delle “debolezze” politiche esistenti rappresenterebbe l’eliminazione immediata di uno degli ultimi bastioni di resistenza politica organizzata (non di contestazione civile, che prosegue con ong, comitati, ecc.) in favore di un nuovo Soggetto che per costituirsi, prendere forma e forza, necessita di un tempo necessariamente non breve; tempo che credo non possiamo permetterci di lasciare vuoto da ogni resistenza politica organizzata.

La contestazione civile, e le sue forme, proprio per essere fluide, trasversali-interclassiste, effimere, incapaci a tradursi in scelte politiche e a conquistare le Istituzioni, possono solo rappresentare un “brodo di coltura” entro cui esercitare una funzione politica di direzione. E, non vale il contrario. Queste forze civili, per le caratteristiche che gli sono proprie non hanno capacità di indicare una direzione; possiamo dire che sono multidirezionali, cioè quando si deve prendere una direzione, sono costrette a defluire di nuovo nell’anonimato e atomizzato privato. Vi ricordate le Sardine? i Girotondi?

Cosa dire di Fridays for Future, Black Lives Matter, Occupy Wall Street, ecc.? Nel migliore dei casi rappresentano movimenti che periodicamente, una volta all’anno, riemergono alla superficie per festeggiare la loro esistenza (?) con grandi sfilate e clamore mediatico. E dopo? Necessariamente il vuoto politico. Quindi, il sale della società civile, sebbene necessario per dare sapore al nuovo Soggetto, non può essere visto solo unilateralmente, nell’aspetto del solo apporto di sapore, ma va considerato anche nel suo aspetto problematico: metaforicamente parlando è il problema connesso all’elevato livello di sodio nel sangue.

Questi due pericoli, la scomparsa immediata di resistenza politica organizzata e l’indefinita sostanza politica della società civile, sono da tener a mente per la costruzione del nuovo Soggetto della sinistra.

Lo Chef-Politica

Sul chi, deve cucinare pazientemente, Amato se la sbriga indicando la Politica. Ma la politica è l’azione di uomini e donne, e nell’ultimo ventennio, questa azione non è stata tutta indirizzata a far nascere questo nuovo Soggetto della sinistra? Allora il riferimento alla politica perde il suo valore di soluzione: essa non è la soluzione, è semplicemente il lato necessario del processo.

Anzi, sarà proprio la soluzione alla creazione del nuovo Soggetto della sinistra, che ci farà capire di che politica si tratta.

Amato, ha la sua soluzione per la nascita del nuovo Soggetto: lo scioglimento dei pezzetti di sinistra esistenti, come precondizione, alla quale poi si aggiunge il sale della società civile, e l’attesa della buona cottura.

La Politica capace di creare il nuovo Soggetto della sinistra consiste, per Amato, esplicitamente in una particolare politica: quella che richiede lo scioglimento dei soggetti esistenti. Richiamandosi ad una politica “autenticamente di sinistra” quale Chef, non fa che saltare dal concetto di politica sans phrase, ad un concetto di politica “qualificata” come “autenticamente di sinistra”, ma credo che tra i diversi pezzetti di sinistra, tale ultima qualificazione prenderebbe i contenuti più diversi.

La soluzione indicata: la politica come Chef, qualificata o meno che sia, non è una soluzione, perché non esiste la Politica, ma le politiche o meglio i/le politici/che.

Conclusioni

Amato solleva un problema reale, di difficile soluzione: la coesistenza del vecchio e del nuovo, o la creazione di un nuovo con la scomparsa del vecchio?

Dobbiamo risolvere questa impasse che oggettivamente ci imprigiona da un ventennio; ma che non è risolvibile con delle ricette troppo semplici, perché la buona volontà dei singoli si scontra con l’oggettività delle strutture politiche organizzate esistenti e con i pericoli connessi alla loro immediata scomparsa.

E non si risolve nemmeno cercando di applicare meccanicamente in Italia le esperienze di altri Paesi.

Infine, la voglia di protagonismo della società civile che, giustamente, non vuole rimanere ai margini del processo costituente del nuovo Soggetto della sinistra, e che è portatrice di istanze politicamente contraddittorie, più che dar forza al nuovo che nasce rischia di distruggerlo.

I medici dicono: poco sale.

Esteban Rojo

Manifesto del 18.10.2022: Ri-generazioni di una sinistra che lavora sul territorio, dove l’autrice scrive: «Lo so che ci vuole un partito, e cioè un progetto strategico che indichi dove si deve e si può arrivare. Lo so, ma quello che voglio dire è che non è rimettendo insieme pezzetti di sinistra provati da molte sconfitte che costruiremo il partito necessario».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.
Devi accettare i termini per procedere

Menu