Roma e la sua storia futura

Di Alberto Benzoni – Dal 1870 in poi, e per varie ragioni, lo scontro politico di fondo nella nostra città è sempre avvenuto sulla gestione del territorio. Contrapponendo i detentori della rendita fondiaria e i rappresentanti della “polis”; il privato e il pubblico; il centro e la periferia. In un contesto in cui la posta in gioco è tra il governo della città sul territorio e il governo del territorio sulla città.
Uno scontro che si ripropone di continuo e con evidenza drammatica. Ci sono i piemontesi con il concordato edilizio tra lo stato e Monsignor De Merode, che cementifica il centro storico. C’è Nathan, con il piano regolatore di Sanjust di Teulada , i tram a via Condotti, le municipalizzate e i grandi intellettuali che fondano scuole nelle desolazioni paludose dell’Agro romano. Poi arriva Mussolini, con la fascistizzazione imperiale del centro e l’espulsione del popolo verso la periferia. Poi la grande e disordinata crescita  del secondo dopoguerra sulle vie indicate dai detentori delle aree; ma anche la presenza di una sinistra che, sulle orme dei Cederna e degli Insolera, rende chiara a tutti la stretta connessione tra il recupero del governo del territorio e la difesa dei diritti dei più deboli . Saranno gli anni di Petroselli; simboleggiati dalle grandi manifestazioni dove edili, senza casa, cittadini delle periferie, sfilano insieme a testimoniare una lotta in cui tutto si tiene .  E in cui il comune è il naturale punto di riferimento della comunità all’interno di un impegno, senza precedenti di inclusione sociale e di progettualità urbana.
Sono passati quarant’anni. E di tutto questo è rimasto solo il ricordo; accompagnato, spesso, da un senso di rassegnazione.
Siamo entrati, quasi senza accorgercene in un degrado generale del pubblico e della politica di cui nessuno sembra interessato a capire e magari anche a spiegare origini e responsabilità. In cui il pubblico e la politica hanno smarrito il senso della loro missione. E in cui i partiti e i candidati di passaggio sembrano aver smarrito ogni senso di responsabilità. Litigando su tutto e parlando di nulla; sino ad apparire agli occhi della gente come presenti in un’interminabile notte in cui tutte le vacche soni grigie. Mentre l’amministrazione, avendo perso da tempo la capacità di progettare o anche solo di decidere, sembra oggi incapace di svolgere decentemente i suoi compiti più elementari.
Tutto questo si regge sul silenzio. Il silenzio omertoso di quelli che hanno le mani in pasta. Il silenzio altezzoso dei critici locali e nazionali – in s.p.e – di Roma, del suo popolo e delle periferie, raccontate come luogo deputato della violenza e della criminalità organizzata. E, infine, ed è quello che ci riguarda più direttamente, il silenzio dei rappresentanti della  nostra gente: dalle grandi associazioni culturali e di difesa dell’ambiente, fino alle organizzazioni politiche della sinistra radicale. Accomunate dalla convinzione che la partita di Roma sia ormai chiusa; e senza speranza. E che la cosa migliore sia quella di coltivare, sino all’esasperazione, il proprio orto identitario. Al prezzo del silenzio e del disimpegno su quanto accade al di fuori delle proprie mura.
Ma la partita non è affatto chiusa. Né a Roma; né in Italia; né nel mondo. Dove lo scontro tra sinistra e destra è aperto dovunque; e su ogni possibile terreno.
Ora, questo scontro, qui da noi, ha una prima tappa e un primo obbiettivo. Parliamo delle elezioni comunali. E della possibilità più che concreta di avere la presenza di un nostro rappresentante all’interno del consiglio comunale.
   Sarà allora, per Paolo Berdini, la possibilità di sfondare il muro di silenzio che ha accompagnato tutte le sue battaglie solitarie  di questi anni.  Di rompere definitivamente il muro di omertà che ha consentito ai gestori del sistema di sfasciarlo senza pagare dazio. E, infine, di fare sentire, giorno dopo giorno, la nostra voce; così da trovare e animare infinite possibili sponde nella nostra città. nostra città.  E per tutti i santi giorni che ci stanno davanti.
E anche di formulare proposte, semplici e immediate, su cui, come ai bei tempi, animare lo scontro.
E lo farà, statene certi, a nome di tutti ;che l’abbiano votato, oppure no. A difesa delle ragioni e del futuro  di un’unità oggi più che mai necessaria.

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