Sintesi Programma Roma ti Riguarda. Capitale dell’Ecologia Integrale

ROMA TI RIGUARDA. CAPITALE DELL’ECOLOGIA INTEGRALE

PAOLO BERDINI SINDACO

PROGRAMMA ELETTORALE COMUNALE. (Documento di sintesi)

 Pubblico è meglio. Ricucire la città divisa

Questo Programma nasce da lontano, dalle tante esperienze condivise sul territorio e da una dimostrata capacità di proporre e amministrare. Nasce perché Roma ci riguarda.

Proponiamo una idea di città che abbandona il modello che l’ha portata nelle gravi difficoltà che le recenti amministrazioni non hanno saputo affrontare, e cioè l’enorme debito che frena la ricerca del futuro e il degrado sociale e urbano che coinvolge ormai l’intera città.

Difficoltà economiche: Roma ha accumulato un debito di oltre 13 miliardi di euro, su cui bisogna intervenire al più presto. Un debito così elevato non permette infatti di effettuare investimenti, di creare servizi moderni. Di rendere bella la città.  Un peso insostenibile.

Degrado urbano: mancano servizi efficienti ai cittadini, il welfare non ha una visione inclusiva,  la bellezza del centro storico e della prima periferia storica è cancellata dal disordine della congestione del traffico. La periferia è invece ignorata: mancano interventi di ricucitura del tessuto urbano che permettano a tutti, giovani e anziani di godersi la città, i suoi parchi, la sua cultura, le sue bellezza.

La città è un bene pubblico, ma per Roma non è più così. Ognuno di noi lo vive sulla propria pelle: la città è attraversata da profonde fratture economiche e sociali.

La Caritas (Rapporto sulla povertà, 2019) afferma che il reddito familiare medio nei municipi centrali (dati ministero Finanze 2018) è di 38 mila euro. Nel municipio di Tor Bella Monaca è di 17 mila, meno della metà. Dal canto loro, Le mappe della disuguaglianza (Donzelli editore, 2020) ci dicono che la percentuale dei laureati nei primi due municipi è del 40% della popolazione e in periferia è di poco inferiore al 10%.  Il tasso di disoccupazione nelle aree centrali è del 6% nelle aree centrali e del 19% nelle periferie. Una città irreversibilmente divisa.

Esiste un centro che riflette una condizione sociale mediamente elevata mentre le periferie sono abbandonate a se stesse. Ma anche nel centro storico e nelle periferie qualificate la cultura della privatizzazione della città ha prodotto enormi danni. Il centro storico è un immenso lunapark senza regole per i turisti. La bellezza delle ville storiche e dei viali alberati cancellata dall’incuria.

E in questo quadro ci sono circa tremila famiglie costrette ad occupare immobili abbandonati da tempo. Roma è la capitale europea delle occupazioni dei senza tetto. E diecimila famiglie –molte con sfratto esecutivo- aspettano inutilmente case popolari che non ci sono.

Bisogna praticare una netta discontinuità con il passato. La cultura della privatizzazione ha distrutto la città. Occorre tornare ad una visione pubblica.

Pubblico è meglio, come afferma un recente libro edito da Donzelli. Noi proponiamo di tornare al governo pubblico della città. Ma serve anche un salto culturale affinché ogni intervento sulla città sia mirato a renderla umana e vivibile. Il “mercato” non può risolvere i problemi sociali perchè:

  • La cura della città è un compito pubblico;
  • Le case popolari per i senza tetto le può costruire solo la mano pubblica;
  • Una nuova rete di trasporti pubblici su rotaia può essere fatta dal pubblico;
  • I parchi per i nostri figli e gli anziani spettano alla mano pubblica.

Un’idea di Roma: la città capitale dell’ecologia integrale. Tutela dell’ambiente e della dignità delle persone

Un nuovo ed efficace ruolo pubblico dovrà essere sostenuto da una nuova idea di città, dobbiamo rompere per sempre con il modello che ci ha portato al degrado, economico e sociale.

Per la rinascita di Roma proponiamo di farla diventare la Capitale dell’Ecologia Integrale. Una capitale che tutela l’ambiente e la dignità della persona umana.

Due grandi appuntamenti, il Giubileo 2025 e l’eventuale sede per lo svolgimento dell’Esposizione 2030 dovranno in tal senso trovarci preparati.

Come ha ricordato Papa Francesco “Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale per combattere la povertà, per restituire la dignità agli esclusi e nello stesso tempo per prendersi cura della natura”.  Roma è un simbolo per tante persone in tutto il mondo. Roma è la prima cosa a cui pensa chi pensa all’Italia. Praticare a Roma un percorso di riconversione ecologica avrebbe un enorme impatto simbolico per l’Italia e il mondo.

Ci impegniamo a realizzare una città che difenda i tre pilastri dell’ecologia integrale: terra, tetto, lavoro.

La terra, l’ambiente che ci sostiene, da vicino e da lontano: i luoghi da proteggere e risanare; il tessuto verde che dovrà permeare e unire l’intera città; la mobilità sostenibile. Il cambiamento climatico globale impone di voltare pagina con determinazione:

  • Realizzare il grande parco archeologico romano che attraverso l’asse dell’Appia antica unisca l’area centrale dei Fori e del Colosseo con le aree archeologiche della periferia.
  • Ricostruire il tessuto delle strade alberate e creare nuovi parchi in periferia.
  • Tutelare la salute dei fiumi, a partire dal Tevere e risolvere nei confini comunali il ciclo dei rifiuti.

La casa: bisogna soddisfare il bisogno di casa ma andare oltre per fornire a tutti i municipi i servizi sociali indispensabili per il benessere e la piena realizzazione della propria vita. Non si tratta infatti di costruire soltanto case per i più bisognosi. Occorre anche dotare i quartieri di servizi di inclusione, di scuole belle e efficienti, dove i bambini possano guardare il futuro con un sorriso:

  • Costruire nelle proprietà pubbliche abbandonate le case che servono per chiudere la vicenda delle occupazioni di famiglie senza tetto e per le famiglie sfrattate: gli sfratti stanno infatti riprendendo e la questione abitativa rischia di aggravarsi ulteriormente.
  • Portare in periferia le qualità che mancano: ad esempio decentrando le funzioni statali o realizzando la sede degli archivi comunale e di Stato oggi dispersi in tanti edifici in affitto;
  • Costruire la città dell’accoglienza verso i migranti, i Rom e i gruppi sociali più fragili.
  • Potenziare l’offerta educativa scolastica.
  • Ricostruire il welfare urbano cancellato da decenni di privatizzazioni e tagli di bilancio.

L’esperienza della città land di Berlino, ha posto l’accento sul problema di una indispensabile calmierazione degli affitti nelle grandi città europee. Non sono sufficienti le misure emergenziali: gli affitti non possono essere determinati esclusivamente da un mercato drogato. Ma non solo gli affitti relativi alle abitazioni sono il segnale delle difficoltà della città. La pandemia ha mostrato che il commercio di prossimità è stato falcidiato da affitti insostenibili, mentre il Comune e l’Ater hanno centinaia di serrande abbassate e abbandonate soprattutto nelle periferie, dove l’avvio di una piccola attività commerciale e artigianale spesso potrebbe cambiare volto di una strada e vita di molte persone.

Il lavoro: sostenere le attività necessarie alla riconversione ecologica; preparare giovani e meno giovani ai nuovi lavori; stabilire programmi con Università e Centri di ricerca per sostenere progetti innovativi. E’ infatti urgente prendere atto dell’improcrastinabile urgenza di un centro di raccordo tra le numerosissime istituzioni scientifiche e umanistiche, gli organismi e i centri di cultura di diverso genere e orientamento presenti in città affinché operino in sinergia, nel rispetto delle rispettive localizzazioni e missioni, sia per la conservazione e la memoria delle collezioni e dei progressi scientifici che della formazione e diffusione delle conoscenze.

Per avviare un modo di operare insieme non solo interdisciplinare ma soprattutto integrato, la competizione con altre capitali dovrà misurarsi con

la capacità di ampliare il pensiero per cogliere adeguatamente il fenomeno più importante dell’umanità: la transizione ecologica e sociale. Il tempo dell’ecologia integrale, che è il tempo della pace tra i popoli e con la natura.

La nostra idea è di collegare l’attività della città della scienza al tema dell’ecologia integrale, con un’apertura a culture, tecniche, stili di vita e saperi altri rispetto a quelle occidentali: una città cosmopolita che potenzia il sapere scientifico.

Occorre, soprattutto, tornare ad una concezione etica del lavoro. Privatizzazioni ed esternalizzazioni hanno reso il lavoro precario per tante persone. Il pubblico, ancora una volta, deve tornare a fare il suo mestiere e garantire lavori stabili e rispettosi della dignità delle persone:

  • Basta con le privatizzazioni: il lavoro pubblico va riportato nelle aziende pubbliche e reso stabile e dignitoso.
  • Creazione di incubatori di impresa negli edifici pubblici inutilizzati.
  • Creazione di una vera città della scienza che proietti Roma nelle sfide globali.

 

Roma ti riguarda: abitare il Campidoglio e i Municipi, come forma di autogoverno della città

La più negativa esperienza compiuta in questi anni è consistita nella perdita della capacità di ascolto da parte delle istituzioni comunali. Anche quando l’ostinata tenacia della popolazione è riuscita a imporre o contrastare qualche decisione ne è poi seguito il silenzio. Tranne tali poche volte, la normalità è stato l’oblio con la conseguente caduta di ogni illusione di poter avere voce sul proprio destino o sulla dignità del vivere urbano.

Con le leggi attuali, il Sindaco ha i poteri di nominare e dimettere gli assessori e di non ascoltare i consiglieri comunali, perché che se fosse sfiduciato si andrebbe allo scioglimento del Consiglio. La democrazia è pluralismo, dunque inclusione; il potere accentrato è esclusione. La pluralità e la eguaglianza delle voci, compito primario dall’azione amministrativa, è stata abbandonata per concentrare l’esercizio della sovranità nel potere di pochi.

Il rimedio proposto dal pensiero politico di destra e di centro sinistra si riassume nella richiesta di maggiori poteri per Roma, intendendo per tali sia maggiori finanziamenti che un maggiore status della città con la elevazione a Città Regione o a Distretto Statale, ad imitazione di altre capitali. Con la parallela elevazione degli attuali Municipi in Comuni. Si argomenta che in tal modo si eliminerebbero sovrapposizioni di funzioni tra differenti Istituzioni, semplificando i grovigli burocratici e riducendo i poteri interdittivi delle burocrazie, per assicurare –chissà come!- una maggiore vicinanza alle istanze della popolazione.

Una toppa non destinata a reggere per molto, messa lì per non voler prendere atto della crisi della democrazia in atto. Il tema vero è l’annullamento delle rappresentanze e dei bisogni diversi da quelli dell’Amministrazione al governo della città, in nome della presunta maggiore efficacia operativa ad essa attribuita se liberata dai lacci. Quei lacci che sono invece indispensabili sia per evitare che il governo della città si effettui in altri luoghi (privati e di potere economico e finanziario) e che l’Assemblea comunale si riduca a luogo di puro e semplice ratifica.

Contrastare questa impostazione di pseudo riforma della Capitale diventa un obiettivo prioritario. Proponiamo l’ampliamento e potenziamento della democrazia, in nome del diritto di ciascuno degli abitanti della città metropolitana di aver voce sul destino proprio e della città.

All’interno di una visione d’insieme dell’Amministrazione di Roma che dovrà individuare i problemi, proporre le soluzioni, sostenere informazione, innovazione e conoscenza, e dar rilievo alle competenze utile, la legittimazione ad amministrare la città non può che derivare dal rafforzamento della democrazia.

Proponiamo di alimentare le procedure decisionali con le pronunce popolari: forme di autogoverno e di democrazia diretta come percorsi di sovranità effettiva a cittadine e cittadini, non in contrapposizione alle istituzioni rappresentative ma in sinergia con esse.

Proponiamo che il tessuto sociale cittadino e dei Municipi sia parte del processo decisionale sulle priorità di intervento e sulle tematiche da affrontare in modo sistematico.  Le cittadine e cittadini contribuiranno alla funzione che le Assemblee Comunali e Municipali devono mantenere nell’organizzare la conoscenza, presentare le proposte, dar voce alle minoranze.

Abitare il Campidoglio e i Municipi è la direzione di marcia, nel senso preciso di considerare questi luoghi come Casa del popolo in cui coabitano eletti ed elettori, assicurando l’eguaglianza di voci e proposte.

Per far rinascere Roma noi chiamiamo a contribuire al governo della città le associazioni di volontariato e no profit che in questi anni hanno svolto il ruolo di supplenza della sfera pubblica.

Risorse umane preziose presenti in ogni parte della città, che animano con forza e creatività le periferie.  Basti pensare a quanto è avvenuto nei mesi del lockdown, quando il rischio di una grave crisi sociale è stato scongiurato grazie al lavoro volontario e gratuito di tante associazioni, non solo religiose, sia sufficiente ricordare l’ARCI e Nonna Roma, nonché molti centri sociali, palestre popolari e forme di associazionismo le più disparate, oltre che di tante cittadine e cittadini. Eppure alcune di queste associazioni sono soggette a sfratto in base ad una deliberazione comunale del 2015 che ha “messo a reddito” il patrimonio immobiliare.

E’ questa la ricchezza e la speranza di Roma. Persone che credono nella solidarietà sociale, a una città più giusta e vivibile. Donne e uomini che non vogliono appropriarsi di questo o quell’appalto, ma che sanno far vivere la città per tutti.

Nella sfida elettorale del 3 e 4 ottobre si confrontano dunque due visioni.

Quella che ha agito a favore dell’economia dominante ed ha aumentato le disuguaglianze e la visione che proponiamo noi:

la visione che afferma i valori dell’universalismo, dell’uguaglianza e della solidarietà.

la visione di chi crede nella possibilità di ripresa dell’economia

la visione che sostiene idee e pratiche delle donne e degli uomini che in questi anni si sono battuti per i diritti del lavoro, i diritti sociali e l diritto ad un ambiente bello e sano. 

Nel segno della storia: sedici  progetti per far ripartire la città

Insieme al quadro teorico, sentiamo anche l’urgenza di proporre un numero limitato di progetti concreti. Sedici provvedimenti da portare all’ordine del giorno della prima riunione utile del nuovo Consiglio comunale. La conoscenza della macchina amministrativa e della normativa amministrativa, ci permette di formulare questi concreti obiettivi da raggiungere in tempi brevi. Questi progetti non costano molto: si possono finanziare ad esempio recuperando risorse con la chiusura degli affitti passivi riutilizzando il patrimonio pubblico o chiudendo l’emergenza abitativa che costa alla collettività 28 milioni all’anno a favore delle grandi proprietà immobiliari.

Di seguito elencheremo soltanto gli obiettivi dei progetti: sarà la città intera a costruire con il metodo della partecipazione attiva i contenuti dei progetti.

La nostra campagna elettorale si caratterizzerà in un processo di ascolto e di partecipazione dei comitati e delle forze sociali.

I progetti sono dedicati ad alcuni grandi personaggi della cultura socialista-radicale, comunista, cattolica  e liberale classica che hanno rappresentato e rappresentano insostituibili punti di riferimento per chi vuole contribuire a un futuro migliore città per Roma. Non ci sarà alcun cambiamento se mancano i riferimenti culturali cui attingere idee e concreti esempi.

Con questi spunti concreti alla riflessione ricolleghiamo il presente alla storia della città, ai grandi personaggi che hanno segnato i periodi più fecondi, per elaborare e attuare idee di valore che possono cambiare la vita della nostra città.

  1. Assegnare finalmente una casa a coloro che vivono nella precarietà delle occupazioni e degli sgombri, sistemando adeguatamente i numerosi immobili pubblici attualmente inutilizzati.(dedicata ad Antonello Sotgia, architetto romano che progettava abitazioni per i Rom e i senza tetto)
  2. Risanare e ripensare dal punto di vista tipologico ed energetico i quartieri pubblici delle periferie, che versano in uno stato di deplorevole degrado. (dedicata a Luigi Petroselli, indimenticato sindaco di Roma)
  3. Creare una rete di prima accoglienza per migranti e loro famiglie (a Roma per fare domanda di asilo politico o solo di passaggio) provvisto di servizio di assistenza giuridica e di insegnamento della lingua, come avviene nelle altre città europee. (dedicata a Maria Michetti, partigiana e raffinata intellettuale, tra le prime ad aver posto la questione del mutamento della società romana in chiave multiculturale)
  4. Incentivare con interventi di creazione di teatri, biblioteche e musei la cultura classica e scientifica nelle periferie con il potenziamento dell’offerta scolastica, con la creazione della città della scienza (dedicata a Giulio Carlo Argan, straordinario uomo di cultura, sindaco di Roma)
  5. Avviare la realizzazione del grande parco archeologico romano che attraverso l’asse dell’Appia antica unisca l’area centrale dei Fori e del Colosseo con le aree archeologiche della periferia meridionale della città (dedicata ad Antonio Cederna, grande uomo di cultura cui si deve –tra l’altro- la salvaguardia dell’Appia antica)
  6. Risanare e arricchire anche nelle periferie il grandissimo patrimonio verde di Roma costituto dai parchi storici, i giardini pubblici, i viali e i lungotevere alberati, lasciato nel l’abbandono, proteggendo in tal modo la città dagli eccessi climatici in atto. (dedicata a Vittoria Calzolari, docente universitaria e assessore al centro storico negli anni ’80)
  7. Avviare la costruzione di cinque linee tranviarie, come primo passo per rispondere al diritto di tutti i cittadini di muoversi agevolmente e favoriscano il progressivo abbandono delle auto private. (dedicata a Italo Insolera, urbanista insigne, grande studioso della storia della Roma moderna)
  8. Avviare un piano di risanamento delle scuole, che consenta tra l’altro l’apertura di ogni plesso al quartiere,  offrendo attività di sostegno, attività integrative, dibattiti, incontri e la scoperta delle culture del mondo. (dedicata a Simonetta Salacone, straordinaria figura di docente e dirigente scolastica che ha fatto dell’inclusione culturale la base delle attività scolastiche)
  9. Ricostruire il welfare urbano, a partire dal recupero dei poli ospedalieri dismessi del San Giacomo e del Forlanini, per rafforzare la sanità pubblica d’eccellenza e diffusa in modo da garantire tempi d’ttesa minimi e il diritto alla salute per tutti , anche nei momenti di emergenza(dedicata a Franco Basaglia, psichiatra, punto di riferimento della innovativa riforma della disciplina sulla salute mentale)
  10. Chiudere il ciclo dei rifiuti nel territorio della città e costruire una rete adeguata di trattamento e ti seguo e smaltimento. Risanare i suoli delle discariche abusive e relativi corsi d’acqua ad iniziare dal Tevere. (dedicata a Fabrizio Giovenale, architetto, tra i fondatori dell’ambientalismo italiano e strenuo difensore dell’integrità dell’ambiente)
  11. Potenziare e aumentare il numero delle aziende agricole biologiche dell’Agro Romano, che costituiscono anche un importante presidio contro il consumo di suolo, con politiche di sostegno e incentivi alla vendita. (dedicata a Tina Costa, partigiana sempre vicina alle esigenze dei giovani e a Paolo Ramundo, architetto scomparso in questi giorni che nella vita ha realizzato il capolavoro di far vivere una importante cooperativa agricola, Cobragor)
  12. Individuare, tutelare e valorizzare la vastissima rete di beni culturali artistici e archeologici delle periferie e dell’Agro, tali da costituire veri e proprio parchi storici. (dedicata a Renato Nicolini, architetto, geniale e instancabile artefice della migliore stagione culturale della Roma contemporanea)
  13. Promuovere le attività culturali e politiche dell’associazionismo romano e dei numerosi comitati distribuiti in tutta la città, individuando sedi loro destinate nel patrimonio pubblico abbandonato. (dedicata a Mirella Belvisi, ambientalista, consigliera comunale, punto di riferimento per ogni battaglia in difesa dalle speculazioni edilizie)
  14. Creare una rete di incubatori di impresa giovanile utilizzando gli edifici pubblici abbandonato. (dedicato a don Luigi Di Liegro e don Roberto Sardelli, figure nobili che hanno fatto dell’uguaglianza e dell’aiuto agli ultimi la loro cifra di vita)
  15. Avviare la costruzione della “città della scienza”, fondamentale obiettivo per collocare Roma nel circuito mondiale dei saperi scientifici (Dedicata a Quintino Sella, primo ministro, scienziato, alpinista che rilanciò l’Accademia dei Lincei
  16. Realizzare un piano per la ripubblicizzazione delle aziende municipali, diventate di fatto società private, o che hanno ceduto importati rami d’azienda, i cui fallimentari effetti sono sotto gli occhi di tutti. (dedicato a Ernesto Nathan e Giovanni Montemartini, sindaco e assessore alle attività economiche che, in altro contesto storico, hanno saputo costruire le condizioni per il welfare urbano)

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