Un reddito di base al livello europeo per superare le crisi pandemiche

Questo testo che ripubblichiamo nell’ambito del dibattito sul reddito incondizionato di base e che riteniamo non solo attuale ma necessario, risale al 31 maggio 2021 ed è stato pubblicato nel Quaderno per il Reddito n° 11 del BIN Italia, disponibile al link https://www.bin-italia.org/wp-content/uploads/2021/06/QR11new_INT_22.06.pdf

Questo articolo muove anche dallo spunto della proposta1 di Bertorello e Marazzi “Quantitative Easing for the People”, e naturalmente dei precedenti menzionati anche nello stesso scritto2, e sviluppa riflessioni svolte negli anni più recenti sulla necessità di misure per un reddito di base universale e incondizionato.

Tale necessità assume ancora più urgenza nella condizione sociale ed economica che si è determinata come conseguenza della pandemia da coronavirus.

Le conseguenze della pandemia e le misure adottate

La pandemia ha reso ancora più lampanti le condizioni di crescente precarietà del lavoro e della vita delle persone. Ha dimostrato la separazione e la discriminazione fra chi ha un lavoro dipendente, pubblico o privato, e la quota crescente di lavoratori che sono al di fuori di questo sistema.

C’è stato un crollo improvviso del reddito per molti, soprattutto nel settore dei servizi e nei settori “non essenziali”, e soprattutto nei settori a più alta intensità di occupazione femminile.

In Italia il governo ha cercato di far fronte alla perdita di reddito con una ventina di forme di indennità diversificate per le diverse categorie3. Quando si è reso evidente che molte persone restavano fuori è stato introdotto il Reddito di Emergenza, come misura residuale.

Per fortuna c’era il Reddito di Cittadinanza, che con grande ritardo l’Italia ha introdotto nel 2019: una misura che avrebbe potuto essere, se opportunamente riformata in senso più universalistico e meno vincolante, un importante strumento di sostegno per le persone travolte dalla pandemia. Ma questo non è successo, nonostante tutte le campagne che lo avevano sostenuto.

Al livello europeo la Commissione ha intrapreso misure significative4, a partire da quelle possibili a parità di bilancio, come l’attivazione della clausola di salvaguardia prevista dal Patto di Stabilità e crescita5 e l’introduzione di un quadro temporaneo per gli Aiuti di Stato.

Queste iniziative hanno ampliato la capacità fiscale degli Stati, aprendo la possibilità di indebitarsi e finanziare le imprese, ad esempio per la produzione di dispositivi individuali di protezione, e intraprendere misure di sostegno ai lavoratori e alle famiglie per le attività che si erano fermate a causa del confinamento.

La capacità di indebitamento degli Stati è stata supportata dalla Banca Centrale Europea con l’introduzione del Pandemic Emergency Purchase Program (PEPP), programma temporaneo di acquisto di titoli che ha raggiunto una dotazione di 1.850 miliardi di euro, che andrà avanti almeno sino alla fine di marzo 2022 e, in ogni caso, finché non si riterrà conclusa la fase critica legata al coronavirus.

La transizione economica e sociale

A quasi un anno e mezzo dall’insorgere della pandemia non conosciamo ancora appieno gli effetti reali dello sconvolgimento che si è verificato sull’occupazione, sulle attività economiche, sulla struttura del mercato del lavoro, oltre che sull’insieme delle relazioni sociali, che è destinato a durare a lungo.

Alla transizione ecologica e alla transizione digitale, che sono i due principali pilastri di NGEU, sono destinati il 57% delle risorse, da spendere per il 70% in investimenti pubblici, con un effetto maggiore di crescita del denominatore del rapporto debito / pil, che di conseguenza migliora. Le due transizioni sono però attraversate da una transizione economica e sociale di cui conoscevamo già l’avvio prima della pandemia, ma che si accentua enormemente, con una crescita del digitale e dell’automazione che riduce il lavoro necessario.

Le misure di protezione del reddito finora introdotte sono troppo diversificate, di accesso difficile, di breve durata e di importo insufficiente, e non possono tenere il passo con i cambiamenti delle condizioni delle persone.

È il tempo di semplificare le misure, includere tutta la popolazione, garantire ciascun individuo a prescindere dalla appartenenza alla categoria del lavoro o non lavoro, ed è necessario garantire una universalità degli interventi.

Reddito di base universale e incondizionato dalla Banca Centrale Europea

Bisogna introdurre una misura di reddito di base universale e incondizionato al livello europeo, in aggiunta alle politiche fiscali e di protezione sociale promosse da ciascuno Stato membro. Un regolare pagamento in contanti per ogni individuo, di misura sufficiente a fornire sicurezza economica e l’accesso ai beni e servizi essenziali, come condizione abilitante per la partecipazione.

La BCE potrebbe effettuare un trasferimento monetario mensile a tutti gli europei, o a quelli che hanno un conto corrente, che sono circa il 78% del totale, per un importo da definire, sulla falsariga della proposta dell’euro-dividendo di Van Parijs6.

Passato il primo periodo d’imposta, per chi hanno un reddito superiore a un certo livello il trasferimento percepito sarebbe compensato nella dichiarazione dei redditi, e si tradurrebbe in una entrata nel bilancio di ciascuno Stato membro.

Il costo dell’operazione, a seconda dei parametri utilizzati potrebbe essere notevole, anche superiore a quello del PEPP, ma si trasformerebbe in una iniezione di denaro nelle economie senza nessuna intermediazione7 a sostegno dei consumi di base per i più poveri e come strumento di piccola liquidità transitoria per professionisti o piccoli imprenditori in difficoltà. Già dal secondo anno una quota sostanziosa rientrerebbe nelle casse degli Stati per finanziare le loro politiche fiscali, o ancora meglio per specifiche misure finalizzate alla riduzione delle disuguaglianze.

Il trasferimento diretto, essendo utilizzato soprattutto da individui a basso reddito e con una elevata propensione al consumo contribuirebbe peraltro a conseguire l’obiettivo di inflazione della BCE, ai sensi del suo statuto8.

E contribuirebbe certamente al raggiungimento di uno dei tre obiettivi dell’UE nei settori dell’occupazione, delle competenze e della protezione sociale, ovvero che il numero di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale dovrebbe essere ridotto di almeno 15 milioni entro il 20309.

La proposta dovrebbe essere migliorata per gli aspetti tecnici, come il livello del reddito oltre il quale il contributo viene recuperato, del tutto o pro-quota, l’eventuale definizione di una età minima, correttivi per nuclei numerosi, eventuali parametri di riparto per paesi, come i criteri10 utilizzati per NGEU, gli strumenti che garantiscano l’accesso: per esempio la diffusione di un conto bancario per il 22% degli europei che ancora non lo ha oppure la presa in carico da parte dello Stato o di associazioni del terzo settore attraverso conti correnti dedicati, come si fa per gli indirizzi fittizi per la residenza al fine di consentire l’accesso ai servizi.

Non dovranno essere utilizzati invece altri criteri come la prova dei mezzi, la posizione lavorativa dei percettori, l’attivazione nel mercato del lavoro, costosi sistemi di controllo o altri elementi che comportino condizionalità, discrezionalità e rallentamenti nell’erogazione.

Non ci sfugge il fatto che la BCE non eroga risorse a individui, e che forse bisognerebbe cambiare le regole previste dallo statuto del Sistema europeo di banche centrali e della Banca centrale europea11. Rileviamo tuttavia che il solo divieto espressamente indicato nello statuto riguarda quello previsto dall’articolo 21, che vieta la concessione di scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia da parte della BCE o da parte delle banche centrali nazionali, a istituzioni, organi o organismi dell’Unione, alle amministrazioni statali, agli enti regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di settore pubblico o ad imprese pubbliche degli Stati membri, così come l’acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della BCE o delle banche centrali nazionali, in conformità con l’articolo 123 del trattato sul funzionamento dell’UE.

Anche questo divieto pare aggirato da programmi come il PEPP.

D’altronde è appena stata avviata la Conferenza sul futuro dell’Europa, e lo stesso presidente del Parlamento europeo Sassoli ha detto in diverse occasioni che i trattati non sono intangibili.

Il tema dei trasferimenti diretti alle famiglie è già stato affrontato, ad esempio in una interrogazione a risposta scritta12 di alcuni parlamentari europei, nella quale si sottopone alla BCE l’ipotesi di “direct transmission of monetary policy to the Eurozone households“. In quella sede, commentando una precedente risposta della BCE sulla politica monetaria non tradizionale, si lamentava che il Consiglio direttivo non avesse discusso la trasmissione diretta della politica monetaria alle famiglie dell’Eurozona, considerando che la BCE non è riuscita a raggiungere l’obiettivo di mantenere inflazione a medio termine vicina ma inferiore al 2% dal 2013, mentre ci si poteva aspettare che al fine di raggiungere questo obiettivo, tutte le opzioni politiche richiedessero un esame dato il mancato adempimento di lunga data della BCE, considerando pure che lungo queste linee, la Banca d’Inghilterra ha incluso “Helicopter Money” nella sua agenda di ricerca 2021.

La risposta di Christine Lagarde del 22 dicembre 2020, non solleva questioni di competenza della BCE a proposito di “helicopter money”, ma dice che il Consiglio non ha discusso il tema, e che “…valuteremo attentamente la migliore combinazione di strumenti per fornire condizioni di finanziamento al livello appropriato, come dovrebbero essere implementati questi strumenti e quali caratteristiche deve avere il nostro kit di strumenti per rispondere a questa strategia.”

Si tratta di una ipotesi da esplorare.

 

 

 

La proposta è consultabile sul sito di Effimera, al link: http://effimera.org/un-quantitative-easing-for-the-people/ Per tutte, si menziona l’Helicopter money proposto nel 1969 da Milton Friedman, cioè il lancio di denaro da un elicottero per far ripartire consumi e investimenti, grazie ai quali ripartirà la crescita.Il Decreto Cura Italia e poi il Decreto Rilancio e via via gli altri provvedimenti, hanno introdotto forme di ammortizzatori sociali diversificate per le diverse categorie: Cassa Integrazione Guadagni ordinaria, Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria, Assegno di solidarietà, Assegno ordinario – Fondo di integrazione salariale, per i dipendenti.
Poi c’è l’indennità Covid-19, articolata per categorie di destinatari: liberi professionisti titolari di Partita Iva, lavoratori titolari di rapporti di Co.Co.Co, lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’Assicurazione generale obbligatoria (AGO), lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali, lavoratori in somministrazione, impiegati nei medesimi settori, lavoratori del settore agricolo, lavoratori iscritti al FPLS (Fondo lavoratori dello spettacolo), incaricati alle vendite a domicilio, lavoratori domestici, operai agricoli, lavoratori intermittenti, titolari di rapporti di collaborazione presso federazioni sportive nazionali, enti di promozione sportiva, società e associazioni sportive dilettantistiche.Oltre quelle riportate nel testo si menzionano: il rafforzamento della politica di Coesione attraverso il ricorso ai margini di flessibilità del bilancio 2014 – 2020 con la Coronavirus Response Investment Initiative, il pacchetto SURE per concedere agli Stati crediti per finanziare regimi di riduzione oraria del lavoro e far fronte agli aumenti improvvisi della spesa pubblica per il mantenimento dell’occupazione, la Pandemic Crisis Support Credit Line del MES, il fondo per il finanziamento delle piccole imprese della BEI. Infine la Commissione, su mandato del Consiglio UE, ha presentato il 27 maggio 2020 la sua proposta per un importante piano di risanamento, ma solo nel Consiglio UE tenutosi dal 17 al 21 luglio 2020 è stato raggiunto l’accordo politico per la creazione di Next Generation EU (NGEU).Le basi legali del Patto di Stabilità e Crescita si possono trovare al link: https://ec.europa.eu/info/business-economy-euro/economic-and-fiscal-policy-coordination/eu-economic-governance-monitoring-prevention-correction/stability-and-growth-pact/legal-basis-stability-and-growth-pact_it La proposta di Van Parijs si può consultare al link https://sbilanciamoci.info/content/pdf/19618 Bertorello e Marazzi nella loro proposta evidenziano che “Per aggirare gli intoppi dell’intermediazione bancaria, ossia il fatto che la liquidità non sgocciola nell’economia reale, con la sua ultima manovra la stessa Bce offre la possibilità tramite auction (vendita all’asta) a tassi zero o negativi di acquistare direttamente obbligazioni emesse dalle imprese. Inutile dire che di questa possibilità si avvantaggeranno soprattutto le grandi imprese dei paesi economicamente più forti. Si tratta comunque di un sintomo della necessità di perseguire strategie di disintermediazione bancaria per rendere in qualche modo efficaci le misure di creazione pressoché illimitata di denaro.”“Conformemente agli articoli 127, paragrafo 1 e 282, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, l’obiettivo principale del SEBC è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l’obiettivo della stabilità dei prezzi, esso sostiene le politiche economiche generali dell’Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell’Unione definiti nell’articolo 3 del trattato sull’Unione europea. Il SEBC agisce in conformità del principio di un’economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo un’efficace allocazione delle risorse, e rispettando i principi di cui all’articolo 119 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea.”Si veda il Piano di azione sul pilastro europeo dei diritti sociali COM(2021)102 final https://eur-lex.europa.eu/resource.html?uri=cellar:b7c08d86-7cd5-11eb-9ac9-01aa75ed71a1.0012.02/DOC_1&format=PDF Secondo il testo del Regolamento sul dispositivo per la ripresa e la resilienza, i criteri sono: Popolazione, l’inverso del Pil procapite, la media del tasso di disoccupazione 2015-2019 comparato con la media EU, la caduta del PIL nel 2020 e nel 2021.Lo statuto, previsto dall’articolo 129, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, è consultabile al link https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/ecbinstitutionalprovisions2012it.pdf Si veda al link https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/ECON-QZ-660068_EN.pdf per l’interrogazione, la risposta è consultabile al link https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/ecb.mepletter201229_Urtasun_Ruiz_Devesa~8c3f04f65b.en.pdf

L’articolo Un reddito di base al livello europeo per superare le crisi pandemiche proviene da Transform! Italia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.
Devi accettare i termini per procedere

Menu